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TUA MADRE HA UNA PELLICCIA?

LA MIA NON L'HA PIU'




Chiedo scusa alla favola antica
se non mi piace l'avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
che il più bel canto non vende,
regala.

(Gianni Rodari)






Il disertore

In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.

Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Mia mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.

Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.

 



6 novembre 2008

IL RIPOSO TRA I MONTI



Un anno fa quello che io considero il più grande giornalista di sempre, Enzo Biagi, tornava a riposarsi tra le sue adorate montagne.
Oggi il mondo raccontato e scritto è un po' più triste e più povero di umanità.




permalink | inviato da mediterraneoblu il 6/11/2008 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



5 novembre 2008

LA SPERANZA DEL MONDO


"...Questa elezione ha visto molte prime, molte storie che saranno raccontate per generazioni. Ma una che ho in mente stasera riguarda una donna che ha votato ad Atlanta. Somiglia molto ai milioni di altri che si sono messi in fila per far sentire la loro voce in questa elezione, a parte una cosa: Ann Nixon Cooper ha 106 anni.
E' nata appena una generazione dopo la schiavitù, quando non c'erano automobili in strada né aerei in cielo; quando una come lei non poteva votare per due ragioni: perché era una donna e per il colore della sua pelle.
E stasera penso a tutto quello che ha visto nel suo secolo in America: i dolori e la speranza, la lotta e il progresso, le volte che ci hanno detto che non potevamo, e la gente che è andata avanti col credo americano: sì che possiamo.
In un momento in cui le voci delle donne venivano fatte tacere e le loro speranze distrutte, lei è vissuta fino a vederle alzarsi in piedi e prendere la scheda. Sì possiamo.
Quando c'era solo disperazione nella polvere e la depressione in tutto il paese, ha visto una nazione che sconfiggeva la paura stessa con un new deal, nuovi lavori, un nuovo senso di scopo comune. Sì, possiamo.
Quando le bombe sono cadute sul nostro porto e la tirannia minacciava il mondo, lei era lì a testimoniare una generazione che si elevava all'eroismo e una democrazia che veniva salvata: sì possiamo.
Lei c'era per gli autobus a Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma, e un predicatore di Atlanta che disse a un popolo che 'we shall overcome', 'noi ce la faremo'.
Sì, possiamo.
Un uomo ha camminato sulla luna, un muro è caduto a Berlino, un mondo è stato messo in rete dalla nostra scienza e dalla nostra fantasia.
E quest'anno in questa elezione, lei ha messo il dito su uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, attraverso i tempi migliori e le ore più buie, lei sa come l'America può cambiare. Sì, possiamo.
America, abbiamo fatto tanta strada. Abbiamo visto tanto.
Ma c'è ancora tanto da fare.
Stasera chiediamoci: se i nostri figli dovessero vivere fino a vedere il prossimo secolo, se le mie figlie fossero così fortunate da vivere tanto quanto Ann Nixon Cooper, che cambiamenti vedranno? Che progressi avremo fatto?
Questa è la nostra opportunità di rispondere..."

(Barak Obama)




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3 novembre 2008

vergogne d'Italia

"Fatti come questo sono una vergogna per l'Italia!!!"

Alzo la testa dalla Repubblica, che stavo sfogliando mentre bevevo il mio cappuccino.
Il poliziotto, bell'accento napoletano, cercava di instillare negli astanti, barista e avventori, il suo sacro sdegno.

Io avevo appena letto dell'attentato camorristico in una sala giochi di Secondigliano: gambizzati alcuni adolescenti, poco più che bambini.

Un moto di affetto verso quel poliziotto mi pervade, un senso di unione contro il Male d'Italia, al di là delle differenze di credo politico e di provenienza geografica.
"Bravo!" ho quasi sussurrato, piacevolmente inorgoglita del fatto che un funzionario dello stato, uno di quelli che troppo spesso mi sono trovata a criticare, quasi a disprezzare, per azioni totalmente contrarie all'ordine pubblico, mostrasse un'indignazione così umana e così appassionata.

Lo stavo ancora guardando con somma ammirazione, gongolandomi nel sogno utopico di una giustizia comune, quando ho scoperto la triste realtà:
stava parlando di un rigore del Milan
(solo alcune ore dopo ho scoperto che ieri si è diputata questa partita Napoli-Milan, a cui costui evidentemente si riferiva)

Mi sono alzata e sono andata a pagare tristemente.
Guardandolo con una punta di malcelato disprezzo.




permalink | inviato da mediterraneoblu il 3/11/2008 alle 16:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa



29 ottobre 2008

MO'.....

.....TORNO!!!!




permalink | inviato da mediterraneoblu il 29/10/2008 alle 22:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa



1 marzo 2008

ODIO I CALL CENTER!!!


E’ tutto vero: i call center sono luoghi di perdizione, nel senso che perdi il cervello e non lo trovi più.

I lavoratori dei call center si dividono in due grandi categorie:

  1. LE VITTIME DEL CALL CENTER, ossia coloro che stanno lì solo perché la sorte è maligna e approfittatrice, cioè approfitta del fatto che il call center è oggi tristemente l’unico luogo di lavoro dove sei sicuro al 100% che ti chiamino se mandi il curriculum. Questa prima categoria si distingue per le tracce che ha lasciato sul volto l’attacco di panico avuto al momento del risveglio, non appena il malcapitato si è reso conto del fatto che lo attendevano 4 ore di telefonate a vittime telefoniche innocenti ed ancora inconsapevoli: occhiaie da stress, sguardo da pesce morto, entusiasmo pari a quello di un bradipo, cera ed umore mestruale (anche se si tratta di un uomo).

  2. GLI ESALTATI DEL CALL CENTER, ossia, in due parole, coloro che ci credono. Come nemmeno il Che nella Rivoluzione. Si alzano la mattina sapendo già qual è la loro missione e lo scopo della loro vita: l’utente telefonico non è una vittima, ma una mente da modellare e indurre all’obiettivo finale: la vendita dello spazio pubblicitario. Per il loro bene, dicono! Costoro si distinguono dagli altri perché già alle 9 meno un quarto sono pronti: col sorriso stampato si muovono tra le file di postazioni a grandi falcate, con quel tono da persona occupata in affari di vitale importanza; ma quel che è peggio, ti salutano cinguettanti, aspettandosi da te lo stesso impeto, mentre tu rischi di vomitare il caffelatte nelle cuffie. L’istinto è quello di stenderli con un pugno in mezzo alla faccia, ma poi ti ricordi che sei un essere razionale che sa tenere a freno i propri impeti animaleschi e prosegui augurandogli fra te e te cose irripetibili.

Al call center esiste la lingua del call center: la tua postazione di lavoro si chiama position e i supervisori, coloro che vegliano sul tuo rendimento e sulla qualità del tuo stracciamento di zebedei al prossimo, sono i supervisors (che, ovviamente, si pronuncia supervàisors). La vittima, cioè il cliente, si chiama, nel caso di un utente non privato, OPEC (operatore economico) ed è possibile, aggirandosi tra i corridoi, sentire frasi tipo “ti devi lavorare bene l’opec”, “non mettere subito l’opec in perdita”, ed altre turpiloquaggini del genere. Quando si termina la chiamata bisogna “esitarla” (invenzione ostrogota per dire che bisogna darle un esito): naturalmente la vittima (cat. 1) tenderà ad “esitare” la chiamata come “perdita” ogniqualvolta i malcapitato dall’altra parte gli dica anche un poco convinto “non mi interessa”, mentre l’esaltato “si lavorerà l’opec” fino allo stremo delle sue forze, promettendo ogni sorta di vantaggi economico-moral-sessuali (in cui, attenzione, egli crede veramente), fintanto che l’ennesima, agognata vendita non sia conclusa.

La vittima attende con ansia la pausa caffè, unico momento di gioia della mattinata, in cui può riunirsi coi suoi simili per sparlare del lavoro e fingere ammirazione per gli esaltati. L’esaltato in genere non fa la pausa, o se la fa ingurgita il caffè e torna prontamente alla missione.

Al call center ci sono gli obiettivi di fatturato che la vittima contribuisce a raggiungere per lo 0,0000000000000000000.....1%. Periodicamente vengono scritte le percentuali raggiunte su delle antiecologiche lavagne-blocnotes di carta, a cui fanno seguito le graduatorie di coloro che hanno venduto di più...naturalmente la vittima non compare MAI nelle suddette graduatorie.

Per favorire le vendite e per mantenere alto il morale, i supervisors organizzano periodicamente delle gare con ricchi premi (aumenti in busta, cellulari, ecc...) che espongono durante brifing motivazionali che hanno come effetto quello di caricare ancora di più gli esaltati e deprimere fino quasi al suicidio le vittime: gli esaltati si mettono subito al lavoro, per cercare di raggiungere la vittoria, ben consapevoli che il premio è solo la forma materiale della loro ben più importante missione spirituale; le vittime assumono un colore ancora più verde e uno sguardo ancora più mesto e cercano ogni tipo di scusa per allontanarsi dalla position in cui non resisterebbero più di un minuto prima di cominciare a sentirsi dei rifiuti della società.

Ma finalmente la giornata finisce e, come a scuola, all’una meno 5 la vittima ha già messo la giacca e radunato le sue cose e non si sente nemmeno troppo in colpa mentre se ne va salutando l’esaltato che, ancora immerso nella sua missione, resterà seduto fino all’una spaccata, perchè una missione è una missione, perdinci! e non un minuto ha da essere sprecato.

Ci vedremo domani, forse.....(uahahahah!).




permalink | inviato da mediterraneoblu il 1/3/2008 alle 14:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (20) | Versione per la stampa



7 febbraio 2008

gente di destra e sinistra, vi parlo col cuore in mano, la lacrimuccia e la goccia al naso...



13 e 14 Aprile....ELEZIONI!!!! Non vedevo l'ora......
Già solo al pensiero della campagna elettorale ho un attacco di gastrite.
No, non credo di potercela fare.
Già me li vedo gli speciali di Porta a Porta tutte le sere, con l'insetto che si sfrega le mani gongolante e sgocciolante bava davanti al politico da strapazzo di turno. Brrrrrr! Che orripilanza!!!!
E i manifesti ad ogni angolo???? No no NOOO! Non ce la faccio!!!! Cazzo, sei lì che guidi tranquillo pensando ai fatti tuoi e all'improvviso ti copare di fronte il faccione liftato dello psiconano! Ti piglia un colpo e finisci nel fosso, no, no, no, non ce la posso fare!!!
Il nuovo che avanza.......son le stesse facce da 20, 30, a volte 40 anni! 
Non sanno neanche più come è fatto un supermercato, un autobus, un treno regionale che fa tutte le fermate e ci mette 1 ora e mezzo per fare Reggio-Bologna, non credo scrivano un curriculum da decenni, con quelle belle lettere di presentazione in cui cerchi a tutti i costi di attirare su di te l'attenzione di un datore di lavoro che non ti chiamerà mai; dubito che abbiano qualche ricordo delle code in tangenziale per tornare a casa dal lavoro, non credo si ricordino com'è fatto un giornalino cerca-casa che devi spulciare all'osso per trovare quella casa, possibilmente non diroccata, che tu ti possa pagare senza andare sul lastrico (e con l'indispensabile aiuto genitoriale...)...
Ma davvero c'è qualcuno che pensa che questa gente ci possa rappresentare? Senza considerare che non avremo nemmeno il piacere di sceglierci chi preferiamo che ci rovini la vita, dato che grazie al porcellum (o gosinum, come direbbero a Parma) voteremo un simbolo e poi ci penseranno loro a spartirsi rappresentanti e ruoli, secondo il criterio razionale del regalo più grande.
Dico davvero, qualcuno ci crede ancora? Vi prego, datemi un cenno, una parola, uno sguardo, un suono di speranza, se ancora ne avete.
Altrimenti lancio ufficialmente la proposta della "scheda-vaffanculo": un bell'invito scritto in stampatello, 75% di schede nulle e tutti (loro) a casa a scrivere il curriculum per il call center del Dixan!




permalink | inviato da mediterraneoblu il 7/2/2008 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa



26 gennaio 2008

senatori della Repubblica...

 







La parola Senato, forse a causa dei miei studi classici, ha sempre evocato in me l'immagine di un assemblea di saggi, chiamati dal popolo ad amministrare la cosa pubblica per la loro moralità cristallina e la loro esperienza nello scegliere sempre il "bene comune".....ebbene, questa immagine, un po' troppo bucolica forse, si è defnitivamente spezzata negli ultimi giorni, alla vista di queste immagini di trogloditi e cafoni che sono OGGI i senatori della nostra Repubblica (mi fa male anche dover accostare la parola Repubblica a questi "esseri" abominevoli....).
Mi fanno schifo loro e sono nauseata anche da noi italiani che non siamo capaci di mandarli a casa a calci nel culo.




permalink | inviato da mediterraneoblu il 26/1/2008 alle 18:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa



14 gennaio 2008

Un anno con Emergency

foto archivio Emergency



Dal sito di
Emergency...

L’anno passato, nei Centri chirurgici e in quelli pediatrici e di maternita’ di Emergency, oltre 350.000 persone hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno. E le hanno ricevute gratuitamente, perche’ insieme al bisogno ne avevano anche diritto.
E’ questa la prima voce del nostro “bilancio del 2007”. Abbiamo assistito con professionalita’ e passione un grande numero di esseri umani.
Nel 2007 ci siamo anche trovati, in Afghanistan, ad occuparci di rapimenti e di scambi di persone. Non lo abbiamo voluto ne’ cercato, ma abbiamo deciso che era nostro dovere fare tutto il possibile perche’ una vita umana in piu’ potesse sfuggire alla spietata criminalita’ della guerra. E abbiamo dovuto pagare le conseguenze degli sporchi giochi della politica di chi fa la guerra.
Siamo stati attaccati da molte parti e in modi diversi. Rahmatullah Hanefi, manager dell’Ospedale di Emergency a Lashkargah, ha dovuto subire tre mesi di carcere nel totale isolamento. Su di lui (e su Emergency) sono piovute calunnie e infamie gratuite.
E’ stato fatto di tutto per cacciare Emergency dall’Afghanistan. Siamo stati accusati di curare i nemici, e si e’ fatto di tutto per impedirci di curarli.
Questo ci e’ sembrato intollerabile, e abbiamo preferito chiudere temporaneamente tutte le nostre strutture piuttosto che accettare quella imposizione.
Abbiamo lasciato l’Afghanistan per due mesi, fino a quando ci e’ stato chiaro che la posizione della politica di Kabul e di Roma non era piu’ sostenibile. A fare la differenza sono stati tantissimi cittadini e autorita’ afgani, che hanno fatto pressione perche’ finisse “la guerra a Emergency”, perche’ tornassero ad esistere i 3 ospedali chirurgici, il Centro di maternita’ e quello di pediatria, le 23 cliniche e posti di primo soccorso sparsi per il Paese, le 3 cliniche all’interno delle prigioni.
Loro hanno fatto buona guardia, affinche’ quel patrimonio della collettivita’ non venisse saccheggiato o affidato agli sciacalli di turno. Loro hanno difeso i nostri ospedali e ci hanno convinto del grande sostegno che avremmo trovato tornando ad aprirli.
Cosi’ e’ stato. Abbiamo potuto riprendere le nostre attivita’ esattamente come prima della irruzione della politica nel nostro lavoro, i nostri ospedali e centri di medicina sono tornati ad essere luoghi neutrali e indipendenti, aperti a tutti, luoghi dove non si hanno ne’ si vogliono avere nemici, ma solo pazienti da curare.
Il 2007 e’ stato anche l’anno in cui ha aperto i battenti, sul Nilo Blu alla periferia di Khartoum, il Centro Salam di cardiochirurgia. Una struttura di assoluta avanguardia, il primo ospedale di alto e livello e gratuito per i malati di cuore nel continente africano.
In pochi piu’ di 6 mesi, al Centro Salam sono state operate oltre 300 persone, in larghissima maggioranza giovani e bambini. In molti si sono presentati all’ingresso, provenienti da tutte le parti del Sudan per uno strano tam tam che ha fatto sapere dell’esistenza del Centro a migliaia di chilometri di distanza. Molti altri sono arrivati da altri Paesi del continente, dal Ruanda e dalla Eritrea, dalla Repubblica centrafricana e dal Congo, dopo essere stati visitati e valutati a casa propria dai cardiologi del Centro.
Abbiamo scoperto nuove tragedie sanitarie, abbiamo constatato enormi e vitali bisogni insoddisfatti, insopportabili discriminazioni e ancora piu’ insopportabili sofferenze.
Ci siamo occupati dei pazienti, e continuiamo a farlo. Questa io credo sia Emergency, una associazione non di parte ne’ di partito, tenuta in vita solo dal consenso e dal contributo di centinaia di migliaia di cittadini italiani.
Grazie a tutti, buon anno e buon lavoro a tutti noi.


Gino Strada




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9 gennaio 2008

Finalmente una vera missione di pace!

Ecco finalmente l'unica vera missione di pace per l'esercito: armati di ruspe, pale meccaniche e altri mezzi per il movimento terra, contribuiranno alla rimozione dei rifiuti a Napoli.
Abbasso le bombe stupide, EVVIVA LE RUSPE INTELLIGENTI!






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5 gennaio 2008

...poesiola...




La Befana, cara vecchietta,
va all'antica, senza fretta.

Non prende mica l'aeroplano
per volare dal monte al piano,
si fida soltanto, la cara vecchina,
della sua scopa di saggina:
è così che poi succede
che la Befana... non si vede!

Ha fatto tardi fra i nuvoloni,
e molti restano senza doni!

Io quasi, nel mio buon cuore,
vorrei regalarle un micromotore,
perché arrivi dappertutto
col tempo bello o col tempo brutto...

Un po' di progresso e di velocità
per dare a tutti la felicità!

(Gianni Rodari)




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